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AUTONOMIA DIFFERENZIATA

L’autonomia differenziata è una sciagura non solo per la scuola, ma anche per l’Italia

 Le richieste di autonomia differenziata di Lombardia e Veneto riguardano tutte le 23 materie previste

dall’art. 116, terzo comma e appaiono una sostanziale riscrittura dell’articolo 117 della Costituzione, che

disciplina il riparto delle funzioni fra Stato e Regioni.

 

Una richiesta così ampia è coerente con la finalità di acquisire ulteriori risorse finanziarie, tanto maggiori quanto più vasto è il ventaglio delle competenze trasferite.

Si propone, infatti, di trattenere i nove decimi del residuo fiscale determinato dalla differenza tra i trasferimenti dello Stato e il gettito fiscale prelevato nelle suddette regioni. 

La maggiore potestà regionale nelle “norme generali sull’istruzione”, e l’acquisizione dell’intera materia “istruzione”, ora di competenza legislativa concorrente potrebbero sensibilmente mutare il quadro  soprattutto della scuola ma anche dell’università riguardo alla:

 

1)  disciplina dell’organizzazione e del rapporto di lavoro del personale delle scuole;

2)  contributi alle istituzioni scolastiche paritarie;

3) disciplina sia dell’istituzione dei ruoli per il personale delle scuole, sia la determinazione della sua consistenza organica, e stipulare contratti collettivi regionali.

  Tutto il personale della scuola passerebbe quindi alle dipendenze della Regione.

Non è chiaro se e in che misura questo potrebbe comportare conseguenze – peraltro di dubbia costituzionalità – quali l’utilizzo del criterio della residenza per accedere ai ruoli o l’introduzione di limiti e condizioni alla mobilità interregionale.

Si tratta di una vera e propria regionalizzazione della scuola. Essa determinerebbe, ancor più in assenza della determinazione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni da garantire sull’intero territorio nazionale, una crescente sperequazione nell’istruzione fra i giovani italiani; disparità negli aspetti normativi ed economici dei docenti; l’intrusione delle autorità regionali nelle finalità stesse della scuola.

La regionalizzazione della scuola è una scelta politica radicale, che può indebolire e distorcere gravemente una delle istituzioni fondamentali per la vita del paese e che andrebbe senz’altro evitata poiché determinerebbe la fine del diritto all’istruzione come diritto sociale individuale da esercitare in maniera uguale indipendentemente dal luogo in cui si risiede; la fine dell’uguale diritto all’apprendimento, perché a stipendi diversi non possono che corrispondere diritti diversi e sarebbe, inoltre, la fine della libertà di insegnamento che, se oggi è tutelata dalla Costituzione della Repubblica, domani subirebbe il controllo regionale.

Tutto ciò sarebbe la fine della coesione sociale e dell’unità culturale del paese, di cui la scuola è il primo presidio.      

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